Aspetti Storici e Religiosi PDF Stampa E-mail

foto anticaPer ogni riccese, ovunque si trovi parlare della Madonna del Carmine è gioia e devozione insieme, costituisce ricordi e motivi di riflessione e di ritorno alle proprie radici. Il caratteristico culto della Madonna del Carmine nella nostra città non è una forma trascurabile di scarsa rilevanza per i segni visibili della sua potenza e del suo patrocinio. S. Tommaso d'Aquino insegna: "La devozione non è altro che una volontà di dedicarsi prontamente alle cose attinenti al servizio di Dio". E' un servizio doveroso e necessario accetto a Dio per onorare la Madre di Gesù e atto a far raggiungere la perfezione cristiana. La fede vissuta sinceramente è aiuto all'umanità per trovare la via giusta verso il domani. Uno sguardo all'indietro che si estende fino alle origini fa rivisitare la storia mariana di Riccia dal particolare punto di vista religioso molto significativo. La Madonna del Carmine esprime nella vita quotidiana dei riccesi il senso della famiglia, dell'unità e dell'incontro. Essa è dentro la nostra cultura come energia naturale; si colloca nell'intimità del focolare domestico e la sua benedizione giova a santificare i nostri gesti umani.

 

Maria è anello di congiunzione tra noi e Gesù ed è veicolo di cose meravigliose.

Quanto più nobile è l'inestimabile tesoro che Riccia possiede con il Santuario del Carmine, tanto più deve crescere nei nostri cuori la pietà verso la Madonna che ci spinge a non contentarsi di una vita mediocre ed è un sostegno per noi per raggiungere la gioia eterna. Una ricognizione storica non è permessa per la mancanza di un reticolato documentario in concatenazione logica, anche se si registrano in merito gli scritti di studiosi locali come Berengario Amorosa, Nicola Fanelli, Antonio e Pasquale Geremia ed Eduardo Granata. L'insediamento carmelitano a Riccia è antico e qualcuno lo fa risalire al 1238. Non si sa quando questo avvenne, ma si è nell'ordine della tradizione che sempre si riferisce al dato storico, anche se rimane pura tradizione mantenuta nel tempo grazie alla volontà popolare, perché i riccesi vi sono molto legati in quanto l'avvenimento si è sedimentato nel corso dei secoli e i nostri antenati hanno voluto che la Madonna del Carmine fuori l'abitato fosse sentinella vigilante giorno e notte sopra i suoi devoti e li custodisse con un'intercessione senza sosta. All'alba di questo terzo millennio si contano settecentocinquanta anni dall'apparizione al superiore generale dei Carmelitani San Simone Stock della Madonna in veste di Nostra Signora del Carmelo, monte della Palestina, dove il profeta Elia vide una nuvola foriera di pioggia che ristorò l'arida terra nella quale fu misticamente simboleggiata Maria, Decor Carmeli. Gli consegnò lo scapolare e promise protezione e perseveranza finale, liberando dalle pene del Purgatorio chi lo avrebbe fedelmente indossato, impegnandosi a realizzare pienamente il suo battesimo. Questo è il privilegio sabatino donato dalla Madonna. In conseguenza si ebbe la grande fioritura dell'ordine carmelitano che ben presto si diffuse e con i conventi si edificarono le chiese dedicate alla Regina del Carmelo e venne istituita la sua festa. Questo ricorda la tradizione plurisecolare di pietà mariana come punto d'incontro tra l'Antica e la Nuova Alleanza avvenuta proprio nella figura di Maria di Nazaret, fiore del Carmelo. Il culto della Madonna si è sviluppato largamente a partire dal Concilio di Efeso e trova il suo fondamento nel fatto che Maria è la madre di Dio che ha preso parte ai misteri di Gesù insignita di somma santità. Riccia dedicò a Lei la sua prima chiesa, quella che porta il nome del Beato Stefano, innalzata tra il quarto e il quinto secolo dal primo nucleo di cristiani. A giudizio di Berengario Amorosa, il culto della Madonna del Carmine cominciò a Riccia nel 1535, mentre mons. Nicola Fanelli ritiene che fu effetto della venuta a Napoli della icona della Madonna Bruna nel 1229, quando i Carmelitani si sparsero nel Regno e Riccia ebbe una loro rappresentanza come animatrice e custode che amava secondare e accrescere il culto popolare della Madonna del Carmine e durò fino alla soppressione dei piccoli conventi decretata da Innocenzo X il 16 agosto 1653, essendo priore p. Alberto Meg. Paolo. Purtroppo non si hanno documenti sulle sue origini e sulla sua vita. Senz'alcun dubbio, Riccia è una città mariana, privilegiata per le sue chiese dedicate a titoli cari alla pietà popolare all'Immacolata, all'Annunziata, all'Assunta e alla Madonna del Rosario nella cerchia urbana, e al Carmine e alla Madonna di Montevergine nel contado. Quindi il culto mariano è da secoli vivo e sentito, soave e nobile, e quello carmelitano è alimentato con grandi vantaggi e copiosi frutti dai benemeriti Oblati di S. Giuseppe, fondati ad Asti da San Giuseppe Marello e qui operanti dal 30 ottobre 1930, tanto che Riccia è sempre grata della loro presenza e della loro azione per l'apprezzato stile pastorale. La lunga e ininterrotta continuità di culto per il patrocinio materno della Madonna del Carmine per cui i riccesi, pieni di speranza e di entusiasmo, si sono sempre fidati per l'effettiva amicizia secolare, attesta che essi non potrebbero mai rinunciarci. La venerazione offerta a Lei promuove il recarsi al suo Santuario per l'omaggio del cuore e l'intervento ai riti, specie nel mese di maggio, attesta la partecipazione piena e attiva della gente alle celebrazioni liturgiche come segno di coesione di servizio e di fedeltà e del grande senso di appartenenza alla chiesa che stimola a virtù e apre alla trascendenza. Tale partecipazione soddisfa il bisogno religioso dell'uomo in rapporto con Dio tramite la Madonna. Indiscutibili radici popolari vantano le tre processioni che non sono una realtà di oggi né una scoperta del tempo presente. Il loro punto di partenza è ignoto, perché non si sa con precisione quando sono stati avviati questi cortei di particolare predilezione per la Vergine. La processione è una forma solenne e cosciente di testimonianza e si diversifica da ogni altra comparsa spettacolare e chiassosa in quanto propone qualcosa di valido per la fede. Con notevoli impulsi ha un'influenza positiva sulla folla e non solo sentimentale e momentanea. Il tutto è scandito da ritmi di preghiere e di canti devozionali di diversa tonalità. Attualmente le tre processioni si muovono la prima la domenica precedente l'inizio del novenario e porta a spalla la splendida statua dal Carmine alla Chiesa madre, dove si svolgono le cerimonie in preparazione della solenne festa del 16 luglio con iniziative per le diverse collocazioni umane. Nell'abside, dietro l'altare, viene esposta la statua della Madonna, ritta sulla nuvola angelica, con un'espressione dolce di edificazione e di consolazione, che coniuga insieme maternità e ieraticità, bellezza santa e vicinanza affettiva per la naturalezza dell'atteggiamento di portare sul braccio sinistro il piccolo Bimbo che dona all'umanità. I fedeli riccesi mostrano la loro gioiosa religiosità, la loro bontà e la loro unità in questa manifestazione di amore per la Madonna del Carmine che li tutela. In passato il simulacro, rigorosamente rivestito di monili aurei, veniva accompagnato dalle statue di Santi usciti dalle loro chiese e in piazza si assisteva all'elemento pittoresco del volo dell'Angelo, un bambino che tributava un saluto orante alla Madonna in sosta. Da balconi e finestre pendono sfarzose coperte variopinte e tovaglie ricamate e si lanciano fiori, mentre vagano nell'aria tripudiante suoni e canti, squilli di campane e scoppi di mortaretti. La fiumana del serpentone umano di entrambi i sessi, di ogni età e condizione sociale del posto e delle comunità vicine, percepisce la grandezza e il fascino di un ideale da vivere nella verità. Nella mattinata del 17 luglio la statua della Madonna rientra processionalmente nella sua abituale dimora. La dimensione dell'amore alla Regina del Carmelo prova l'appartenenza a Essa. La Madonna del Carmine è una persona vicina a ogni uomo e vi si trova piena fiducia in ciascuna situazione, perché si attende da Lei protezione, sollievo, difesa e benefici. La religiosità del popolo riccese ha saputo manifestare a Lei il suo amore. Basta ricordare quando è stato donato per il mantenimento del culto, per la costruzione e anche per l'abbellimento del santuario. Per quest'amore generoso non risulta affatto menzognera l'epigrafe posta nel santuario: "La viva fede e la pietà del ricco e del mendico questo tempio a Maria SS. del Carmine votarono". Maria con la sua veemente carità materna coopera alla maturità spirituale dei fedeli mediante la grazia che si immette nell'anima e dà compimento alla rigenerazione soprannaturale e con il suo assiduo patrocinio conduce alla felicità eterna e gloriosa.

 

(dalla relazione di Mons. Salvatore Moffa del 5 luglio 2001)